LABURNUM ALPINUM M. (Maggiociondolo)

MAGGIOCIONDOLO ALPINO – Laburnum alpinum Miller, fam. Fabacee

Piccolo albero caducifolio presente nell’Europa meridionale. Predilige climi non troppo rigidi e moderatamente umidi, specie in terreni calcarei e spesso associato a boschi di carpino nero o di faggio.. Presente nelle nostre montagne a quote comprese fra i 600 ed i 1600 metri s.l.m.; Fiorisce nel mese di maggio, alla fine di giugno, particolarmente nelle zone pedemontane della Lessinia, Piccole Dolomiti, Altopiano di Asiago e Monte Grappa.

I suoi fiori gialli, molto belli ed appariscenti, assomigliano a quelli delle robinie ma pur appartenendo alla stessa famiglia delle fabacee,  non sono commestibili. Contengono infatti sostanze molto tossiche!

Il laburnum alpinum è molto molto simile al Laburnum anagyroides, presente  dalla pianura fino ai 600 metri s.l.m.; la differenza fra i due sta nella parte inferiore della foglia: nel laburnul alpinun  è glabra cioè senza peli.

Il Maggiociondolo è una pianta incantevole. Il suo nome ha un suono quasi onomatopeico. Pronunciandolo pare di ascoltare il sussurro dei suoi fiori gialli ciondolanti a grappolo dai rami. Per contro, come già detto, questi fiori sono attraenti quanto velenosi, ed in certi casi persino letali. Dai suoi semi si estrae la citisina in quanto ha una dote molto speciale: aiuta i fumatori a smettere di fumare. E’ anche una pianta molto decorativa, come da sottostante foto sulla strada che porta a cima Grappa, in località Campo Solagna.

Si tramanda che un tempo, dal maggiociondolo si ricavavano manici per attrezzi in agricoltura, specie in montagna, nonchè bastoni in quanto il legno si prestava ad essere conformato  per il manico ricurvo.

Diverse in Italia sono le manifestazioni “Festa del Maggiociondolo”, quasi tutte si tengono a fine maggio; fra le più note, citiamo quelle a CESANA TORINESE (TO),

e poi a CASTELLETTO DI SERRAVALLE (BO) in Valsamoggia, ed a SELVA DI CASTEFIDARDO (AN).

La tradizione popolare vuole sia una pianta con connotati negativi: un tempo infatti, i suoi rami flessibili e resistenti servivano per costruire archi molto potenti e letali.

Altre tradizioni ricordano che questa pianta, detta anche “pioggia d’oro” era ritenuta magica e simbolo del dubbio per i suoi semi che mentre sono innocui per cervi, lepri e conigli, ed in genere per gli animali selvatici, sono invece velenosi per l’uomo e per gli animali domestici.

Una leggenda narra che in Frigia (una regione dell’Anatolia) dove adesso si trova Ankara, vivessero delle guerriere titaniche dette “magellane”; tra cui Maja, la più bella delle guerriere.

Durante una battaglia, Mercurio fu ferito e la madre Maja per salvarlo, lo prese e fuggirono insieme, con le altre guerriere, verso il monte Paleno, (era il primo nome della Majella, da Giove Paleno). Questo monte Paleno era ricchissimo di erbe medicinali che avrebbero potuto guarire le ferite di Mercurio. Un’erba risultava miracolosa, ma germogliava sulla cima più alta del monte Paleno, quindi si poteva raccogliere solo dopo la scomparsa della neve. Purtroppo, quando Maja arrivò sul Monte Paleno, c’era tanta neve e la pianta che cercavano non era ancora fiorita. Mercurio morì poco dopo e la madre disperata si lasciò andare ad un inconsolabile pianto. Le sua urla di dolore si udirono per tutta la vallata. Giove commosso da questa straziante scena, volle ricordare il povero figlio di Maja, con una pianta simbolica, il Maggiociondolo, piccolissimo albero con dei fiori gialli a grappolo che nasce nel mese di Maggio sulla Majella.

BIBLIOGRAFIA: Guido Testi

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