PRUNUS CERASIFERA Ehrh. (Pruno selvatico)

PRUNO SELVATICO (Prugne selvatiche – Amoli) ( Prunus cerasifera Ehrh. – Rosaceae)

I boschi della Pedemontana del Monte Grappa, quelli dell’asse collinare asolano, sono architetture del verde spontaneo “suburbane”, cioè posti immediatamente accanto ai paesi situati sulla Statale Schiavonesca-Marosticana da Asolo a Caerano di San Marco/Montebelluna.

Il Pruno selvatico può produrre due tipi di frutto: quello giallo o quello propriamente rosso, il più diffuso.

Il Pruno selvatico può produrre due tipi di frutto: quello giallo o quello propriamente rosso, il più diffuso.

Gli animali, specie gli uccelli, vanno giustamente a mangiare nei giardini delle case e nei frutteti della campagna limitrofa e si rifugiano nel bosco per godere il loro pasto in serenità tra i rami, le sommità collinari e le radure degli alberi del bosco. In questa operazione dello “sbecca e fuggi”, qualche frutto o seme cade nel bosco e viene lasciato lì, casualmente ma provvidenzialmente, a germogliare.

Per questo nel bosco troviamo, come nella foto, diverse piante di Prugne selvatiche, di Lauroceraso, di Palme da datteri, di Peri, di Meli, di Nespoli germanici, di Ciliegi, di Ligustro lucido, di Caprifoglio vero, di Gelso, Paulownia e altre. I più numerosi sono i Ciliegi, sia a buccia chiara, ottimi portainnesti per le ciliegie da tavola, sia a buccia scura, più piccoli, ottimi anch’essi per innestare Amarene, Marasche e Visciole, più adatte per succhi, conserve, confetture, marmellate. Tornando alle Prugne selvatiche, tra le specie inselvatichite le più apprezzate nella nostra area sono gli Amoli (Prunus cerasifera Ehrh.)

Sono ottimi sia come frutta da tavola, sia nelle marmellate casalinghe di frutta mista.

Favoriscono lo svuotamento dell’intestino, sono pregni di Vitamine e di una discreta quantità di zucchero. Inoltre i loro frutti (“i loro ossi” interni alla polpa), se messi anche in vaso o sul campo in piena terra germinano quasi sempre una nuova pianta che dopo due-tre anni può essere innestata con varietà da tavola e tenuta così per frutta “selvatica”. Una volta venivano a cercare proprio questi “semi” di Amolo selvatico tutti i vivaisti dell’area appunto per innestare le piantine che facilmente germinavano dalla loro semina.

Bibliografia:

  • Diacono Bruno Martino, naturalista.
  • Foto di Guido Testi.

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