TRAGOPOGON PRATENSIS L. (Barba di becco)

BARBA DI BECCO (Tragopogon pratensis L. – Compositae)

Pianta erbacea bienne che può raggiungere anche una altezza di cm. 100, con fiori vistosamente gialli. Comune nelle Alpi cresce sui prati grassi in particolare fertili e concimati, dalla pianura fino ai 1800 metri s.l.m.; il periodo di fioritura va da maggio a settembre. Non è presente nelle nostre isole.

Una bella ed appariscente pianta che vive, anche in colonie molto folte, anche nella nostra pedemontana del Grappa..Il suo nome deriva dal greco, “barba di caprone” perché le setole del pappo somigliano alla barba di questo animale, un nome nel tempo è stato “stravolto” forse dai longobardi che l’hanno chiamata poi “Barba di becco”.

I suoi fiori si aprono al mattino e si richiudono molto presto, verso metà giornata. E’ conosciuta fin dall’antichità per le sue virtù curative e per i suoi usi in cucina ed è raffigurata, anche per la sua luminosa bellezza, in affreschi di Pompei. Coadiuva una azione diuretica, depurativa ed astringente. Veniva usata anche il decotto della sua radice per lenire la tosse e per le piccole patologie dell’apparato respiratorio. Una pratica che oggi è non più in uso. I petali in infuso tiepido venivano usati sulla pelle del viso e delle mani per schiarire le macchie più scure degli anziani. In cucina vengono usate le radici raccolte in inverno prima dell’allungamento dell’asse florale, ricche di inulina, quindi dolciastre (sono utili anche a chi soffre di diabete) cucinate lesse e condite come le altre verdure o secondo tradizioni locali. Sempre le radici, in alcune zone, vengono ancora oggi usate bollite nel latte per darlo poi da bere ai convalescenti che devono ritemprarsi dopo una malattia. I giovani getti si possono consumare in primavera come gli asparagi o in fruttate o nelle minestre di verdura mista. Nelle insalate miste di erbe spontanee primaverili possono essere usate anche le sue foglie più tenere.

La Barba di Becco ha un nemico, un fungo (Ustilago tragopogi) che quando la infesta riduce l’infiorescenza in una massa di polvere nera …

BIBLIOGRAFIA:

  • Diacono Bruno Mertino, naturalista.
  • Album foto Guido Testi

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *