ACER CAMPESTRE L. (Acero campestre, oppio)

ACERO CAMPESTRE – Acer campestre L.  famiglia aceraceae

E’ un albero rusticissimo che sempre più spesso viene usato anche per viali cittadini in quanto sopporta molto bene l’inquinamento. Originario dell’Europa, spontaneo in Italia, nei boschi mesofili ed igrofili, in pianura e soprattutto nelle campagne; fino ad 800/1000 metri s.l.m.

Ultimamente si sta rivalutando anche l’aspetto paesaggistico- ornamentale di questi aceri alcuni dei quali, soprattutto i vecchi e maestosi  esemplari vengono, in alcune zone,  censiti e protetti come specie monumentale.

L’acero campestre, pianta a lento sviluppo, a seconda della potatura può essere fatto crescere ad arbusto oppure ad albero, dove in questo caso può raggiungere dimensioni importanti, come altezza e come chioma (10/15 metri).

Un tempo veniva utilizzato come tutore vivo per i vigneti e nelle siepi dov’è un tipico rappresentante autoctono. Per quanto riguarda le siepi, una curiosità: si usava intrecciare i rami a “w” incrociato, pianta con pianta; dopo un certo tempo i rami a contatto si fondevano l’uno con l’altro, formando delle vere e proprie siepi naturali.

L’Acero campestre  ha la foglia caduca di tipo semplice, con lamina palmato-lobata a 5 lobi ed apice leggermente arrotondato, ed è dotata di un lungo picciolo (da 2 a 7 cm.) I fiori sono ermafroditi ed unisessuali maschili (più raramente femminili) riuniti in infiorescenze di colore giallo verdastro. I frutti sono rappresentati da samare doppie (disamare) con ala allargata lunghe circa 3/4 cm. (ciascuna) opposte formate a tipo angolo a 180°.

Ancora una curiosità: l’uso popolare di far crescere l’acero come pianta da fare ombra, come vicino ad un capitello in modo che chi fa una sosta per dire una preghiera goda del fresco della folta chioma.

Si tratta di un capitello datato 1598 come da scritta sul basamento della pittura “DEVOTIONIS GRATIA I.C.P.R.B.B.P. –  MDXCVIII”  (Anche sopra la nicchia c’è una scritta ma è illeggibile). Originariamente c’era un affresco che mostrava Gesù crocifisso, Angeli e Santi ma è scomparso. Al suo posto c’è ora una immagine dipinta su tela (m. 1,20×1,00) protetta da vetro, e mostra la Vergine Santa con il figlio Gesù morto fra le sue braccia; sullo sfondo, in alto a destra, il monte Calvario con le tre croci.  Ancora ai nostri giorni, continua la tradizione , nel mese di maggio, di radunarsi in questo luogo della pietà popolare, per la recita del rosario.

Il capitello si trova nella frazione di SANTI LAZZARO E FORTUNATO, angolo di via delle Fornaci, di BASSANO DEL GRAPPA (VI)

Un’altra tradizione popolare, almeno nella campagna veneta: usare un albero, particolarmente l’acero o il gelso, e “conformarlo a capitello” posizionando sul tronco, al centro dei rami una semplice immagine sacra, in questo caso rappresentativa di Sant’Antonio con in braccio il bambino Gesù.

 

BIBLIOGRAFIA:

  • ALBERI ED ARBUSTI di Mario Ferreri e Danilo Medici, edizione Edagricole.
  • Lungo le vie LA FEDE DEGLI UMILI di Padre Fiorenzo Cuman – G.S.Stampa – Aurelia Edizioni

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