SALIX (i Salici)

I SALICI – (Salix sp. – Salicaceae)

In questo corso tratteremo poco gli alberi, almeno per il momento, dedicandoci principalmente ai fiori delle specie erbacee ed arbustive, con qualche eccezione di qualche scheda, come appunto questa che sto pubblicando e che riguarda alberi della famiglia delle Salicaceae. Lo faccio forse per pura nostalgia dei tempi antichi (quando “si stava meglio quando si stava peggio…) o per amore di quei gesti che ho visto compiere nelle semplici case di una volta e che continuo a perpetuare a casa mia ancora oggi, come quello di mettere in vasi senz’acqua, perché durino fino all’anno successivo, dei giovani rami di Salice, con i loro fiori che vengono chiamati anche “gattini”, alla fine dell’Inverno (vedi foto), quando si ricoprono di una morbidissima lanuggine grigia che somiglia al pelo dei gattini grigi.

L’escursionista che percorre i sentieri in Gennaio, Febbraio e Marzo, certamente non mancherà di notarli, apprezzarli, amarli, accarezzarli per gustarne la sofficità. Troverete diverse specie di Salice e tanti suoi ibridi in fiore. Desidero provocare la vostra attenzione su questa famiglia perché tanto ha dato all’uomo, specie quando quest’uomo viveva della sua terra e del bosco che teneva in maniera perfetta dicendo: “dal bosco porti sempre a casa qualcosa di utile e non devi portare mai nulla dentro”. Le specie di Salici, con moltissimi ibridi di difficile determinazione, costituiscono forse la percentuale più alta di piante dei nostri boschi di pianura. Il Salice è un albero che ha sempre accompagnato l’uomo nel suo cammino e non solo in agricoltura ma anche per confezionare diversi manufatti e per i principi attivi che alcune specie contengono e che hanno permesso di produrre farmaci importanti come nel caso del Salice bianco, che ha fiori un po’ diversi (vedi su www.actaplantarum.com) e che si chiama anche Salice delle Pertiche (Salix alba L. Salicaceae) . Infatti dalla corteccia di questo Salice si ricavava non solo il tannino, ma circa dal 1828 al 1825 fu estratta anche la Salicina dalla quale fu prodotto l’acido acetil-salicilico, cioè l’Aspirina, uno dei nostri più comuni farmaci. Alcune specie di Salice erano tradizionalmente coltivati nelle campagne e trattati con taglio a capitozza: consisteva nel tagliare periodicamente la pianta (ogni 2-3 anni), all’altezza di un metro, un metro e mezzo da terra in modo che si sviluppassero polloni fuori della portata degli animali che pascolavano lì intorno. I rami così ottenuti venivano usati in più modi, secondo il loro spessore: anche per intrecciare cesti e manufatti vari, per produrre preziosi legacci per le viti ed anche per l’orto, per piccoli pali etc. Per riprodurre una pianta basta conficcare per terra un giovane ramo in luogo umido o sugli argini dei ruscelli (naturalmente infilandolo nella terra umida nel verso giusto…con la punta verso l’alto). Oggi, purtroppo, l’agricoltura è cambiata anche se, fortunatamente, gli innamorati della natura e della vita e non della speculazione con relativa devastazione dei territori per uso e abuso di pesticidi, erbicidi e fitofarmaci, hanno ripreso alcuni usi del Salice in agricoltura biologica e biodinamica sollecitati dagli antichi sentimenti, dagli ancestrali legami, dal rispetto per il Creato del quale siamo parte strutturale ed inscindibile. Inquinare e devastare il territorio, l’ambiente, vuol dire inquinare e devastare noi stessi, la salute dei nostri figli e creando pregiudizio alle generazioni future. Negli ultimi tempi fortunatamente si sta assistendo ad una rivalutazione, ripeto, degli usi in campagna, del Salice, anche per produrre graziosi tavolinetti da thè, cesti e tanti altri lavori artigianali da intreccio, ad integrazione del reddito appunto di una agricoltura biologica portata avanti con sacrifici e gioia del cuore e non con l’inconsapevole e spesso sconsiderato abuso dell’agricoltura chimica, dello sfruttamento intensivo della nostra Madre Terra.

Bibliografia: Diacono Bruno Martino, naturalista.

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