14/12/2023 – Dipendenze – Sostanze – Workshop

Un cordiale saluto a tutti. Ringrazio della gradita opportunità di poter esternare il mio pensiero su un tema che ritengo fondamentale e cioè: “COLTIVARE LA NOSTRA UMANITA’ NELLA CONTEMPLAZIONE DELLA NATURA”. Mi è stato gentilmente concesso un tempo massimo di 10 minuti, … Ho preferito scrivere per evitare di dilungarmi oltre questa misura.

Occorre essere consapevoli che la nostra umanità, anche una “umanità sofferente”, appartenga sempre, a prescindere dalla propria cultura e dalla nostra condizione fisica e psicologica, alla complessa armonia cosmica. Questa condizione di benessere, anche se occultata, si può riscoprire anche attraverso la contemplazione, l’osservazione attenta, innovativa dell’ambiente naturale, principalmente nella solitudine e nel silenzio. Può essere possibile anche con l’accompagnamento di persone esperte e di particolare sensibilità, consapevoli dell’importanza di ogni espressione di vita e di ogni componente organica e inorganica che la caratterizzano..

La natura genera meraviglia se sappiamo osservarla con attenzione, meditarla, quando ci immergiamo in essa, meraviglia che è necessaria per alchimizzare una positiva ed indissolubile relazione con sé stessi ed il resto dell’ambiente e che abbiamo smarrito per i più svariati motivi, compreso quello dell’assunzione di alcol o altre sostanze. Stupore e meraviglia sono i catalizzatori della comprensione della nostra appartenenza strutturale ed inscindibile a questa sinfonia del cosmo, questa armonia, questa danza delle galassie come Vestali nel tempio dell’Universo, generatrice di vita e di umanità. Essi sono in grado di aiutarci a riacquisire questa consapevolezza che rigenera personali risorse occultate da comportamenti sbagliati e capace di aiutarci a ricomporre la nostra umanità.

L’educazione naturalistica “avanzata”, chiamiamola così, rappresenta una risorsa integrativa, non sostitutiva, dei protocolli di accompagnamento della fragilità, dell’emarginazione e della mortificazione, dell’alienazione da dipendenza. Anche, e mi sia permessa la parola, un …”residuo” consapevole di umanità, occultata o distrutta per vari motivi, può divenire pian piano appunto una risorsa importante, essere la cellula germinale di una ripartenza della propria vita necessaria per reinserirsi nella Comunità e ancor prima per abbattere le palizzate che ci tengono in ostaggio e per ripristinare le relazioni indispensabili per il nostro benessere psicologico e sociale..

Educarsi in questo modo significa proiettare nuove luci sull’esistenza, riposizionarsi al centro e non ai margini della società e della natura, una modalità educativa che dà nuovi spunti, nuove sensazioni, forti emozioni, una maggiore ed opportuna confidenza con le espressioni di vita vegetale ed animale e con tutto il movimento dei micro e macro ambienti visitati anche nella loro intimità lirica. Si può riacquisire equilibrio ed essere permeati da profonde sensazioni di benessere, di essere uniti all’universo intero da un respiro, da una origine, da un destino ed esigenze comuni,

La persona che si è pian piano allontanata da sé stessa e dagli altri, travolgendo le energie della mente e le emozioni del cuore, ha di fatto impoverito pericolosamente la sua vita, fin quasi ad annullarla. Si è allontanata da tutto e da tutti, senza quasi più dialogo vero e vitale con il mondo circostante.

Attraverso la conoscenza guidata e profonda della natura può provare a rinnovare quella sublime ancestrale fratellanza con l’ambiente al quale strutturalmente e indissolubilmente appartiene. In questo modo, con metafore, esempi e immagini dimenticate, o mai ascoltate o viste prima, la persona può piano piano provare a far riemergere, sempre più libera dalle pulsioni irrefrenabili che la hanno posseduta, la vivificante e tenera intimità personale anche con un fiore, con una farfalla, con il sole, l’acqua la terra.…. Si può tentare, attraverso una accorta ed accorata educazione naturalistica, a far crollare pian piano le barriere a volte insuperabili della dipendenza, ad estroflettere nuovi cunicoli di dignità personale che vanno gradualmente attraversati per tornare ad essere liberi.

Alcune volte sono già importanti, per iniziare un percorso di accompagnamento, gli esempi più semplici e in apparenza banali, o parole o paragoni come quelli che fanno sorridere o sbarrare gli occhi ai bambini della scuola materna…Come ad esempio spiegare la forte determinazione delle piante a generare il seme ed assicurare futuro alla propria specie, primo obiettivo della missione che la Vita ha loro affidato. E mostrare contestualmente ad esempio i semi dell’albero del Tiglio che, appesi a due foglioline, aggiunte premurosamente dalla pianta madre, che in questo ingegnoso accorgimento ha inventato un meccanismo simile alle pale dell’elicottero che spiralando nel vento una volta secche conducono i semi ad una certa distanza dalla pianta madre.

Oppure i comunissimi soffioni del tarassaco che, come fossero dei paracadute, affidano i semi all’amico vento che felicissimo collabora e li porta distante. Oppure presentare una piccola Felce murale come l’Asplenio o la Ruta dei muri, che riescono a vivere e sorridere al sole su una piccola crepa del cemento senza aver bisogno di altro per sentirsi felice. E ancora mostrare alla persona accompagnata un Girasole che fissa cocciutamente il Sole, seguendo la sua Luce nel suo corso durante tutto il giorno torcendo con arte la sua testa fiorita, per assorbire tutta l’energia che il Sole emana, consapevole come un bambino quando gioiosamente corre con il suo aquilone nel prato….

Si provoca grande stupore anche quando si spiega e si definisce il fiore come “la parte più evoluta di una pianta derivante dalla metamorfosi di una o più foglie…”. Ma chi dà questo ordine alla foglia di trasformarsi in petalo o ricettacolo o androceo o gineceo etc.? Chi dice alla pianta di dare il colore, la forma. le striature, la grandezza, il profumo, la pelosità al suo fiore scolpendolo dalle foglie identico all’insetto che la feconderà affinché siano graditi ad esso che verrà a visitarlo letteralmente abbracciando la sua immagine vegetale realizzata dal fiore, come fanno le Orchidee spontanee del genere Ophrys sui nostri colli?

Chi ordina alla Bardana di creare piccoli uncini sui semi, dai quali hanno inventato il Velcro, come fa anche l’Erba Circe ed altre piante, per attaccarsi al vello degli animali che transitano lì accanto? Per comando di chi, le piante dei deserti comandano alle foglie di tramutarsi in spine per evitare la evaporazione? Oppure alle foglie della Vite da uva chi ha dato l’ordine di trasformarsi in viticci perché al contrario degli alberi con fusto eretto non hanno ancora compreso come organizzare in una unica direzione dello spazio, verso l’alto, le proprie cellule vecchie lignificate nel tronco?

Potrei continuare per giorni… Attraverso la contemplazione accompagnata dell’ambiente naturale si può percepire che tutto per noi è un dono, dalla piccola felce al fiore manifesto, dal cespuglio o dal grande albero, alla luce della luna e le stelle, del sole all’alba, durante il giorno o al tramonto. Non è possibile vivere non avendo coscienza di questi doni.

Nessun uomo può vivere separato da sé stesso, dalla società, dal resto della natura e dalle altre creature vegetali ed animali. Bisogna nelle escursioni ripeto tentare di recuperare l’amorevole consapevolezza di non essere separati, isolati da tutte le espressioni di vita animali e vegetali del creato, ma di formare con esse e con ogni altra forme di vita, una possente, esaltante, elevante e vissuta comunione universale. Dobbiamo comminare insieme ed accanto alla natura, immersi nella sua complessità, respirare con essa, in essa e per essa, nella consapevolezza, ripeto, di appartenenza reciproca, nella possibilità di interpretare e di interpretarsi caratterizzati da reali e possibili interdipendenze, interconnessioni, intercomunicazioni… con il tutto che cammina nel pianeta e nel cosmo insieme a noi.

CONCLUDO: E’ necessario impegnarsi a conoscere il più possibile ciò che è dentro e fuori di noi. Conoscere per amare e amarci. Non si può amare ciò che non si conosce. L’essere umano impara a riconoscere sé stesso in relazione alle altre creature. Noi ci esprimiamo ……esprimendo il mondo, esploriamo la nostra sacralità decifrando quella del mondo. Abbiamo bisogno di cogliere, di conoscere la varietà delle cose a partire dalle loro molteplici relazioni. Nessuna creatura basta a sé stessa, nemmeno l’uomo. Esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre , per completarsi vicendevolmente, al servizio l’una delle altre.

Ringrazio di cuore tutti voi e in particolare IL SERD DI BASSANO DEL GRAPPA, il DIRETTORE Giovanni Greco, Manuele Bozzetto ed Erica Parolin per la fiducia che da anni dimostrano verso la mia persona. Sono loro grato per la collaborazione che mi permette di donare onorando tra l’altro la mia condizione di Diacono nel servizio e nell’accompagnamento, assolutamente gratuito, di persone e gruppi che hanno bisogno di riappropriarsi della propria dignità, riconoscerla, e la loro umanità, farla crescere, e della relazione con sé stessi, con la comunità e con l’ambiente naturale. Grazie a tutti voi per l’attenzione.

Diacono Bruno Martino

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