Santa Messa all’Oasi San Daniele – sett. 2020

27 SETTEMBRE 2020 – Oasi San Daniele, Mussolente (VI).

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 21,28-32 – La parabola dei due figli.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore

Un cordiale benvenuto a tutti voi. Un grazie di cuore a don Manuel che mi ha delegato a tenere questa omelia, un grazie particolare ai Sindaci ed alle Amministrazioni Comunali presenti, a Radio Luce, a Giacomo Marchet per la premura che ha sempre avuto come oggi ad organizzare il tutto perfettamente e grazie infinite a tutti coloro che hanno collaborato per il buon esito di questo incontro tra noi e con Dio Padre Onnipotente che ringraziamo per averci sempre accompagnati in questa lotta per evitare la discarica di fanghi industriali e realizzare questa stupenda Oasi.

Un grazie particolare al Prof. Mario Seminati, Presidente dell’Associazione Sentieri Natura di San Zenone, a Paola Simonato, Presidente dell’Associazione Oasi ed alle altre persone e associazioni che hanno partecipato.

Al termine della Santa Messa ci saranno i saluti dei Sindaci presenti, dei Presidenti delle due Associazioni e l’inaugurazione del percorso Hotel per gli insetti, qui accanto nell’Oasi. Mi raccomando non andate via.

Qualche parola sul brano del Vangelo di oggi

È questa in definitiva la domanda che Gesù pone a tutti noi: “Chi è allora il vero destinatario della promessa, il vero credente?” La parabola dei due figli deve essere letta in questa prospettiva. Molte volte, infatti, può verificarsi una forma di sintonia solo apparente, perché ultimamente interessata, tra la nostra volontà e quella del Padre. Siamo capaci di dirgli dei “sì” speciosi e superficiali, non maturati al sole di quella vera obbedienza interiore, che può solamente essere il frutto di una profonda conversione a Dio. Una forma di obbedienza/disobbediente perché non tocca le radici del nostro cuore e non cambia la nostra esistenza. In questa ipotesi è vero che, pur immersi in una vita ancora disordinata, coloro che hanno deciso di seguire Cristo, senza reticenze e senza cercare in ultima analisi il loro interesse, si riscatteranno e avranno la precedenza nel regno dei cieli. La parabola ci fa capire quanto sia anche per noi reale il pericolo di partecipare, con apparente docilità, durante tutta la nostra vita, alle celebrazioni liturgiche e alle attività della Chiesa, senza mai diventare veri cristiani.

In conclusione due riflessioni

Brevemente qualche parola anche su quanto i Vescovi delle due Commissioni, per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, dell’Ecumenismo e il dialogo, hanno elaborato in un Messaggio per la celebrazione di questa 15ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, un messaggio che mi sento di sintetizzare in uno slogan: vivere in questo mondo con sobrietà, giustizia e pietà, per DEI Nuovi stili di vita.

In occasione di questa 15° Giornata per la Custodia del Creato i nostri Vescovi ci chiedono infatti:

  • di comunicare la bellezza del Creato;

  • di denunciare le contraddizioni al disegno di Dio sulla creazione;

  • di educare al discernimento, imparando a leggere i segni che il Creato ci fa conoscere;

  • di dare una svolta ai nostri atteggiamenti e abitudini non conformi all’ecosistema;

  • di scegliere di costruire insieme una casa comune, frutto di un cuore riconciliato;

  • di mettere in rete le scelte locali, cioè far conoscere le buone pratiche di proposte eco-sostenibili e promuovere progetti sul territorio;

  • di promuovere liturgie ecumeniche sulla cura del Creato in particolare per il «Tempo del Creato» (1° settembre Custodia del Creato – 4 ottobre S. Francesco );

  • di elaborare una strategia educativa integrale, che abbia anche dei risvolti politici e sociali;

  • di operare in sinergia con tutti coloro che nella società civile si impegnano nello stesso spirito.

Le Chiese cristiane sappiano promuovere scelte radicali per la salvaguardia del creato!

Lo slogan che accompagna la nostra locandina è il seguente: Nella montagna vado a prendere la mia mente e a trovare la mia anima. È ciò che diceva il nostro carissimo Fabrizio, che ci ha preceduti alla casa del Padre pochi mesi fa cadendo accidentalmente lungo i sentieri del Grappa, mentre praticava il suo sport preferito: la corsa in montagna.

Amare la montagna, ritrovarsi in essa, unire la propria anima a quel cielo e a quegli irti sentieri, riconoscersi in essa, in quelle sfide e sogni, cosa vuol dire? Vuol dire forse che i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina o si corre o si sosta negli ambienti naturali come in questa Oasi, e si respira con essi, tra essi, in essi e si sente il senso profondo di appartenenza reciproca. Vuol dire forse che la pace che cerchiamo possiamo trovarla anche in quella strada quando raggiungiamo con essa la giusta confidenza nella profonda e sincera intimità. La solitudine è indispensabile per maturare il cuore dell’uomo, immersi negli ambienti naturali si impara a sognare, a scoprire Dio nella bellezza, grandezza e mistero delle cose che ha creato…

Giovanni Paolo II sulle nostre montagne disse: “Queste montagne suscitano nel cuore il senso dell’infinito, con il desiderio di sollevare la mente verso ciò che è sublime.

Gabriel Garcia Marquez disse: Ho imparato che tutti, al mondo, vogliono vivere in cima alla montagna senza sapere che la vera felicità sta in come si sale la china.

Se dovessi riassumere il pensiero di Fabrizio e la sua gioia nel correre in montagna direi, come Tita Piaz: “Si va in montagna per essere liberi, per scuotersi dalle spalle tutte le catene che la convivenza sociale impone, per non inciampare ogni due passi in imposizioni e proibizioni. Si va in montagna anche per sottrarsi a norme ammuffite, per sbizzarrirsi una buona volta e immagazzinare nuove energie”.

[…] desidero ricordare Fabrizio Bevilacqua in un modo che a lui oggi avrebbe fatto […] piacere, perché sentiva in sé una tenerezza consapevole ed il desiderio di coltivarla ulteriormente, con tutte le persone che camminavano con lui.

Ciao Fabrizio, ti ricordo a mio modo, così credo avresti gradito che oggi io testimoniassi il cammino che abbiamo a lungo condiviso ed i nuovi scenari che ti portavi nel cuore. […]

Dolce sentire come nel mio cuore, ora umilmente sta nascendo amore. Dolce capire che non son più solo, ma che son parte di una immensa vita.

Sia lodato Gesù Cristo.

Diacono Bruno Martino

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